Oltre il petrolio: come la guerra in Iran potrebbe far impennare i prezzi dei generi alimentari

Traduzione dell’articolo “Beyond Oil: How The Iran War Could Send Food Prices Soaring

Sulla scia degli attacchi statunitensi e israeliani alle infrastrutture militari iraniane, la stampa finanziaria si è concentrata istintivamente sul petrolio. Il traffico delle petroliere, il greggio Brent e il rischio di prezzi a tre cifre dominano la discussione.
Ma il petrolio non è l’unica materia prima che rappresenta un grave rischio a lungo termine.
Un’altra profonda vulnerabilità riguarda il gas naturale e i fertilizzanti azotati. Se il trasporto commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz fosse significativamente limitato, l’impatto si estenderebbe oltre i mercati dei combustibili, raggiungendo direttamente la produzione alimentare globale.
Questo [accade] perché la regione del Golfo non è solo un importante esportatore di energia, ma anche uno dei più importanti fornitori mondiali di fertilizzanti azotati – che stanno alla base della moderna produzione agricola.

L’energia alla base del sistema alimentare
I fertilizzanti azotati hanno origine dal gas naturale. Attraverso il processo Haber-Bosch 1, il metano viene convertito in ammoniaca; questa, successivamente, viene trasformata in urea e altri prodotti azotati. In termini pratici, i fertilizzanti azotati sono gas naturali trasformati in nutrimento per le piante.
Circa la metà della produzione alimentare globale dipende dall’azoto sintetico. Senza di esso, la resa dei raccolti diminuirebbe drasticamente.
A livello globale, ogni anno vengono consumati circa 180 milioni di tonnellate metriche di fertilizzanti azotati (misurati in termini di nutrienti). Di questi, circa 55-60 milioni di tonnellate metriche di urea vengono trasportate ogni anno attraverso il commercio marittimo internazionale. Il Medio Oriente rappresenta il 40-50% circa di tale volume commerciale.
E quasi tutte queste esportazioni devono transitare dallo Stretto di Hormuz.
In altre parole, quasi un quarto dei fertilizzanti azotati scambiati a livello globale – una quota significativa della produzione mondiale totale di azoto – transita attraverso quell’unico punto nevralgico marittimo che adesso, in questo momento, è minacciato dalla guerra.
Il petrolio può essere l’arteria dell’economia globale. I fertilizzanti azotati sono fondamentali per la catena alimentare globale.

Una base di esportazione altamente concentrata
La scala di produzione concentrata dietro Hormuz è significativa:
• Il Qatar esporta circa 5,5-6 milioni di tonnellate metriche di urea e ammoniaca all’anno dal suo complesso QAFCO.
• L’Iran esporta circa 5 milioni di tonnellate metriche di urea all’anno, che rappresentano circa il 10% del commercio globale.
• L’Arabia Saudita contribuisce con circa 4-5 milioni di tonnellate metriche all’anno attraverso SABIC e i produttori correlati.
• L’Oman e gli Emirati Arabi Uniti aggiungono complessivamente diversi milioni di tonnellate metriche annue.
Complessivamente, il Golfo dispone di una capacità di esportazione annuale di oltre 15 milioni di tonnellate metriche. Se si allarga la lente e si includono, oltre al petrolio, l’ammoniaca e i prodotti azotati correlati, l’esposizione aumenta ulteriormente.
A differenza del petrolio, però, i mercati dei fertilizzanti non dispongono di una riserva strategica significativa. Gli Stati Uniti mantengono una riserva strategica di petrolio con centinaia di milioni di barili di greggio. Non esiste una scorta equivalente di fertilizzanti azotati pronta a compensare un’interruzione prolungata.
Il commercio di fertilizzanti opera in gran parte su base just-in-time. I picchi di domanda stagionali sono in linea con i cicli di semina e le scorte non sono sufficienti ad assorbire shock geopolitici di grande entità.

Perché la tempistica amplifica il rischio
L’agricoltura è governata dalla biologia e dal clima.
Nell’emisfero settentrionale, l’approvvigionamento di fertilizzanti accelera prima della semina primaverile. Se le spedizioni subiscono ritardi in quel periodo dell’anno, gli agricoltori si trovano di fronte a scelte difficili: ridurre i tassi di applicazione dell’azoto, cambiare le colture o accettare dei costi più elevati.
Una minore applicazione di azoto si traduce, generalmente, in rese inferiori. Anche riduzioni modeste delle dosi di applicazione possono ridurre la produzione di mais, grano e riso – i prodotti base che costituiscono l’ancora dell’approvvigionamento calorico globale.
Il mondo ha assistito a una versione di questa dinamica nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. I prezzi dei fertilizzanti sono aumentati e, di conseguenza, gli agricoltori di diverse regioni del mondo ne hanno ridotto l’utilizzo. Le rese si sono rivelate resilienti in alcune aree, ma l’episodio ha sottolineato quanto i sistemi alimentari siano sensibili alla disponibilità e al prezzo dei fertilizzanti.
Non è semplice sostituire da 10 a 20 milioni di tonnellate metriche di capacità di esportazione annuale dal Golfo. I nuovi impianti di ammoniaca richiedono anni per essere autorizzati e costruiti. Gli impianti esistenti, al di fuori della regione del Golfo, operano quasi al massimo della loro capacità. La fornitura di fertilizzanti non può essere semplicemente attivata nel bel mezzo della stagione della semina.

L’esposizione globale è profonda
La dipendenza dall’azoto del Golfo è profonda.
L’India dipende fortemente dal GNL importato – in gran parte dal Qatar -, e questo serve per alimentare la sua produzione nazionale di urea. Se i flussi di gas venissero interrotti, la produzione indiana di fertilizzanti si ridurrebbe proprio con l’avvicinarsi dei cicli di semina.
Il Brasile, uno dei maggiori esportatori agricoli al mondo, importa notevoli quantità di urea dal Medio Oriente. La produzione di soia e mais in regioni come il Mato Grosso dipende dalle forniture costanti di fertilizzanti. Qualsiasi interruzione prolungata causerebbe rapidamente una contrazione dei bilanci globali dei cereali.
Gli Stati Uniti sono un importante produttore di fertilizzanti, ma non sono immuni [a tale stato di cose]. Una parte significativa delle importazioni di urea degli Stati Uniti transita per Hormuz. I produttori nazionali non possono aggiungere rapidamente milioni di tonnellate di nuove forniture dalle importazioni interrotte.
Non si tratta di un problema di approvvigionamento regionale. Si tratta di una vulnerabilità strutturale insita nel sistema agricolo globale.

Il canale di trasmissione trascurato
I picchi dei prezzi del petrolio sono immediati e visibili. I prezzi della benzina si adeguano in tempo reale e i mercati finanziari reagiscono in pochi minuti.
Le interruzioni delle forniture di fertilizzanti hanno un impatto più lento ma potenzialmente più grave. Una ridotta disponibilità di azoto si traduce oggi giorno in un calo dei raccolti nei successivi mesi.
In sostanza: scorte più limitate, costi dei mangimi più elevati e prezzi dei prodotti alimentari più alti.
L’agricoltura moderna è fondamentalmente un sistema di conversione energetica: il gas naturale diventa ammoniaca [tramite il processo Haber Bosch], l’ammoniaca diventa fertilizzante azotato, il fertilizzante diventa energia o caloria.
Se lo Stretto di Hormuz dovesse subire interruzioni prolungate, il prezzo più importante da monitorare potrebbe non essere il greggio [sotto il parametro di riferimento] Brent ma quello dell’urea e dei flussi di esportazione dell’ammoniaca.
La sicurezza energetica e la sicurezza alimentare sono strettamente interconnesse. Quando un unico punto nevralgico gestisce gran parte del commercio (petrolifero e fertilizzanti azotati), le implicazioni vanno ben oltre il mercato dei combustibili.

I titoli dei giornali potrebbero concentrarsi sulle petroliere e sui prezzi del greggio. Ma la vicenda più duratura potrebbe svolgersi nell’ambito dell’approvvigionamento alimentare.

 

Nota del blog

1Il processo Haber-Bosch è un metodo che permette la sintesi industriale dell’ammoniaca su larga scala, utilizzando come reagenti azoto e idrogeno in presenza di un catalizzatore eterogeneo a base di ferro. Questo processo ha segnato una svolta importante nella produzione di fertilizzanti. Come riconosciuto da diversi studi, tale processo ha un impatto ambientale non indifferente. Si vedano: Jose Osorio-Tejada, Nam N. Tran, Volker Hessel, “Techno-environmental assessment of small-scale Haber-Bosch and plasma-assisted ammonia supply chains,” Science of The Total Environment, Volume 826, 2022; “The Fertiliser Process that Feeds Our Population is Unsustainable,” Tunley Environmental, 21 Agosto 2023