La catastrofe medica a Gaza sta peggiorando e il mondo resta indifferente

 

Traduzione dell’articolo “הקטסטרופה הרפואית בעזה מחמירה, והעולם אדיש”

Circa 1,5 milioni di abitanti della Striscia vivono nelle tende e in condizioni difficili tra freddo estremo, umidità costante e scarsa ventilazione. Nel Regno Unito, per modificare la legislazione, è stata necessaria la morte di un bambino piccolo in condizioni simili. A Gaza, invece, il personale medico ha coniato il termine “sindrome della tenda bagnata” per cercare di risvegliare il mondo dal suo torpore

All’inizio di questo mese, il preside della facoltà di scienze della salute dell’Università Islamica di Gaza, Abd Al-Raouf al-Mana’ma, ha lanciato l’allarme riguardo il peggioramento della crisi sanitaria tra gli sfollati di Gaza – specie per le condizioni invernali -, utilizzando il termine “sindrome della tenda bagnata”. Ha spiegato che si tratta di una condizione di salute e non di una malattia specifica, causata dalle condizioni di vita estremamente difficili che includono freddo estremo, umidità costante e scarsa ventilazione all’interno delle tende.

Gli abitanti delle tende sono soggetti a molteplici complicazioni come le malattie respiratorie (bronchite, polmonite e aggravamento dell’asma); le malattie della pelle (infezioni fungine, impetigine (infezione batterica della pelle), eruzioni cutanee di vario tipo e prurito) legate, principalmente, all’umidità e alla mancanza di condizioni igieniche adeguate (come l’accesso alle docce o la disponibilità di indumenti asciutti di ricambio); l’immunodeficienza associata al freddo estremo e alla malnutrizione cronica (che aggrava la predisposizione alle infezioni e rende difficile la guarigione); e gli impatti psicologici, tra cui la carenza di sonno, l’ansia grave e la depressione. Questa sindrome [della tenda bagnata] colpisce soprattutto i bambini piccoli, gli anziani, le donne incinte, i malati cronici e i disabili.

È noto da molti anni che le condizioni di umidità anomale nei luoghi di lavoro e domiciliari possano causare la formazione di muffe e proliferazioni batteriche, aumentando così il rischio di infezioni respiratorie, asma, aggravamento delle malattie allergiche e, infine, progressione verso gravi malattie polmonari croniche. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e il CDC (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie negli Stati Uniti) hanno persino pubblicato delle linee guida (rispettivamente nel 2009 e nel 2013) per evitare condizioni di umidità anomale nei luoghi di lavoro e di residenza. Tuttavia nella letteratura medica non esiste nessuna menzione della “sindrome della tenda bagnata.” In realtà, non esiste una sindrome riconosciuta come tale, anche se nelle zone colpite da disastri e guerre è diffuso il fenomeno degli sfollati che vivono in tende appropriate -com’è avvenuto negli ultimi anni in Afghanistan, Yemen e Siria.

La ricerca di un’analogia medica simile nel mondo occidentale – condizioni di vita inadeguate e il loro impatto sulle malattie respiratorie – mi ha portato direttamente agli studi sui senzatetto degli Stati Uniti e del Canada durante la pandemia da Coronavirus del 2020. Tra i senzatetto, il tasso di infezione da coronavirus era molto più alto, così come le segnalazioni di complicazioni e ricoveri nelle unità di terapia intensiva (fino a 20 volte superiori rispetto alla popolazione generale), con tassi di mortalità cinque volte superiori rispetto a chi vive in una casa.

Nel 2020, in Inghilterra, un bambino di due anni che viveva in un monolocale di una zona povera di Manchester, è morto a causa di una malattia respiratoria inspiegabile. Due anni dopo, da un’autopsia tardiva, era emerso che la causa della morte era stata l’esposizione alla muffa nera – creatasi dalla ventilazione insufficiente dell’appartamento e dall’eccessiva umidità. In risposta a ciò, nel 2023 il governo britannico aveva promulgato una legge sull’edilizia pubblica chiamata “Awaab’s Law” (dal nome del bambino deceduto). La legge stabilisce che i proprietari degli immobili devono affrontare i rischi dell’umidità e della muffa in tutti gli edifici residenziali di loro proprietà.

Inoltre, nell’Agosto 2024, il Ministero della Salute britannico ha aggiornato le linee guida sull’argomento, stabilendo che oltre alle malattie respiratorie mortali, come nel caso di Awaab, le condizioni abitative inadeguate influiscono anche sulla pelle, sugli occhi e sulla salute mentale (sviluppo di ansia e isolamento sociale degli inquilini). Nell’introduzione al documento delle linee guida si legge: “Ogni persona ha diritto ad una casa calda, sicura e dignitosa”.

Dall’inizio del 2026, quasi tutti gli abitanti di Gaza sono sfollati e 1,5 milioni di loro (oltre l’80% della popolazione) vivono in tende o strutture temporanee e non in alloggi adeguati. Solo il mese scorso, più di 40.000 tende sono state danneggiate a causa delle difficili condizioni meteorologiche, lasciando un quarto di milione di persone senza un tetto. Molti campi profughi, che ospitano complessivamente circa un milione di persone, sono esposti al rischio di inondazioni.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) e l’UNRWA sono riusciti a distribuire nell’ultimo mese circa 40.000 tende e più di 120.000 rivestimenti per coprire [la parte esterna delle tende]. La speranza che arrivino anche delle roulotte non si è ancora realizzata. Israele aveva già promesso di far entrare le roulotte a Gaza durante la precedente tregua, nel Gennaio-Febbraio 2025. [La promessa è stata posticipata] con l’accordo annunciato a Ottobre; ma Gaza sta ancora aspettando le 300.000 roulotte – e di cui ne ha bisogno immediato.

Un milione e mezzo di persone vivono in condizioni terribili

Il 10 Gennaio di quest’anno, due neonati sono morti di ipotermia a Gaza. Il primo, Mahmoud al-Aqra, di una settimana, è morto a Deir al-Balah nella tenda in cui viveva la sua famiglia ed è stato portato all’ospedale Al-Aqsa senza vita. Poche ore dopo è arrivato all’ospedale Rantisi Muhammad Wissam Abu Harbid, un bambino di due mesi proveniente da un campo profughi di Gaza City. La sua famiglia lo ha portato d’urgenza alla clinica di Medici Senza Frontiere (MSF) – vicina alla loro tenda. I tentativi di riscaldarlo non hanno avuto successo ed è arrivato già morto dentro la struttura.

Circa 20 bambini di età inferiore a un anno, la maggior parte dei quali nel primo mese di vita, sono morti per ipotermia e freddo estremo dall’inizio della guerra (Ottobre 2023). Tutti i decessi sono avvenuti nelle tende e durante i mesi invernali.

L’ondata di influenza di tipo A che ha colpito Israele nel Novembre-Dicembre 2025 ha raggiunto anche Gaza la scorsa settimana. I grandi ospedali (A-Shifa nel nord e Nasser nel sud) segnalano un notevole aumento dell’occupazione e della morbilità, comprese le complicanze influenzali come bronchite, attacchi d’asma e polmoniti. Non è chiaro se nel corso di questa settimana si siano verificati decessi correlati all’influenza stessa.

Posso testimoniare, dalla mia esperienza come pediatra che lavora in un grande ospedale pubblico nel centro di Israele e in una clinica della cassa mutua, di non ricordare un’influenza così grave dall’inizio della mia specializzazione nel 2009 – precisamente quando si stava diffondendo l’epidemia di influenza suina.

Nelle ultime settimane, ogni volta che trasferivo un bambino dal reparto pediatrico a quello di terapia intensiva a causa delle complicazioni influenzali (polmonite estesa o attacco d’asma acuto), pensavo a quanto terribile e pericolosa sarebbe stata un’epidemia influenzale del genere a Gaza. Non solo a causa delle terribili condizioni di vita che non consentono la guarigione da un virus respiratorio, ma anche per le carenze di attrezzature, antidolorifici, antipiretici e mezzi medici necessari per il trattamento dell’asma.

Ad esempio, due settimane fa il dottor Az-Din Shihab, medico generico nel nord della Striscia che è in contatto con molti di noi in Israele, mi ha comunicato con gioia che a Gaza erano arrivati degli spacer. Uno spacer è un piccolo dispositivo di plastica che si collega a un inalatore (come un inalatore Ventolin o uno steroideo) e alla cui estremità è fissata una maschera. Visto che non c’è elettricità per far funzionare i dispositivi di inalazione, lo spacer, in questo momento, è l’unica soluzione per il trattamento dell’asma nei bambini piccoli a Gaza.

Infatti, durante il periodo bellico, i bambini piccoli sofferenti di attacchi di respiro affannoso o di aggravamento dell’asma non potevano ricevere cure regolari con gli inalatori o [attraverso le terapie respiratorie] in generale. Molti di loro sono arrivati in ospedale solo per ricevere le cure con gli inalatori – cure che alcuni di loro hanno bisogno quotidianamente. Ma la gioia derivante dall’annuncio del dottor Shihab è stata di breve durata. Ieri il dottor Ahmed Al-Farra, direttore del reparto di pediatria e maternità dell’ospedale Naser, mi ha informato che in tutta la Striscia non c’erano inalatori.

Il fatto che non vi sia quasi nessun riferimento scientifico-ricercativo sulle correlazioni tra morbilità nelle zone di guerra e/o catastrofe e cattive condizioni di vita della popolazione sfollata non è sorprendente. Ciò è dovuto a molte ragioni, tra cui la mancanza di dati medici sufficienti. Durante la guerra a Gaza non esisteva – e non esiste ancor oggi -, una vera e propria documentazione medica. Non esisteva alcuna documentazione informatizzata; quella cartacea era carente e talvolta impossibile – tanto che i medici stranieri arrivati volontari a Gaza avevano portato con loro carta e penne. Inoltre, le informazioni raccolte al di fuori della Striscia si basano su descrizioni di casi o resoconti orali delle equipe mediche presenti sul posto – non supportati da dati che possono essere raccolti in una ricerca scientifica.

A causa di tutto ciò, presumo che non riusciremo mai a dimostrare l’esistenza della “sindrome della tenda bagnata” in un modo tale da pubblicarla su una rivista scientifica prestigiosa e sensibilizzare così il personale medico o umanitario.

Ma non credo che sia necessaria una “prova” scientifica per convincersi che le terribili condizioni di vita nelle tende, soprattutto durante la stagione invernale, con piogge, freddo intenso e inondazioni, insieme alla situazione catastrofica del sistema sanitario di Gaza e alla carenza di attrezzature, abbiano causato morbilità devastanti di vario tipo e, naturalmente, anche decessi.

In Inghilterra, la morte di un bambino piccolo causata dalle condizioni di vita inadeguate ha portato a una modifica della legge e all’aggiornamento delle norme igienico-sanitarie. A Gaza, un milione e mezzo di persone vivono senza una “casa calda, sicura e dignitosa”. Non si tratta di appartamenti popolari in un quartiere povero ma di tende di stoffa senza pavimento e tetto, senza letti e coperte, senza elettricità e senza la possibilità di riscaldare il cibo. Apparentemente, migliaia di persone sono morte a causa delle complicazioni legate alle loro condizioni di vita. La situazione è così grave che gli operatori sanitari di Gaza hanno dovuto coniare un nuovo termine medico per cercare di risvegliare il mondo dal suo torpore e dalla sua indifferenza. Eppure, in questo profondo terzo inverno di crisi umanitaria, nulla è cambiato.