Gli esperti mettono in guardia dalle catastrofiche ricadute ambientali della guerra in Iran

 

Traduzione dell’articolo “Experts Warn of Catastrophic Environmental Fallout From Iran War

La guerra in Iran sta sconvolgendo i mercati energetici globali e questo si farà sentire negli anni a venire. Il conflitto sta causando la più grande interruzione dell’approvvigionamento petrolifero della storia. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha interrotto per nove giorni il 20% dei trasporti petroliferi mondiali – raddoppiando il precedente record stabilito dalla crisi di Suez del 1956. Ma la guerra e il suo impatto sul mercato energetico rappresentano molto più di un semplice caos economico: sono foriere di gravi e duraturi conseguenze umane e ambientali in tutta la regione e nel mondo.

Gli Stati Uniti e Israele hanno preso di mira le infrastrutture energetiche dell’Iran nei loro attacchi in corso, con risultati disastrosi per le terre e le popolazioni locali. Secondo quanto riportato dal Guardian, gli osservatori hanno ammesso di essere così sopraffatti dalla portata e dall’ampiezza degli impatti ambientali della guerra da “far fatica a tenere traccia dei disastri ambientali causati dall’estensione del conflitto.” Le esplosioni negli impianti di stoccaggio del petrolio hanno provocato incendi che sono durati giorni, mentre una pioggia nera cadeva sulla capitale Teheran, soffocata dal fumo tossico.

A mio avviso, questa pioggia nera indica che le sostanze inquinanti tossiche come idrocarburi, particelle ultrafini note come “PM2,5” e composti cancerogeni chiamati idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono finiti nella pioggia”, ha recentemente scritto Gabriel da Silva, professore associato di ingegneria chimica all’Università di Melbourne, per The Conversation. Ha aggiunto che questa pioggia conterrebbe anche metalli pesanti e composti inorganici provenienti da tutti gli edifici e da altri materiali incendiati dagli attacchi. Gli esperti avvertono che la pioggia acida potrebbe essere catastrofica per la salute umana, animale e ambientale.

Anche se questa pioggia da sola è motivo di grande preoccupazione per gli iraniani, probabilmente è solo la punta dell’iceberg. “La pioggia di petrolio su Teheran è probabilmente solo il primo segnale del danno ambientale – e dell’impatto che questo avrà sulla salute delle persone – causata dalla guerra degli Stati Uniti e Israele [contro l’Iran]”, ha avvertito Global Witness in un recente rapporto.

Gli incidenti ambientali sono diffusi in tutto il Paese. Il “Conflict and Environment Observatory” ha valutato 232 incidenti in base al loro livello di rischio ambientale e ha segnalato tre tipi di danni ambientali emergenti: l’inquinamento causato dalla distruzione di siti militari, l’inquinamento marino causato dalla distruzione delle infrastrutture petrolifere lungo la costa del Golfo e la distruzione delle infrastrutture interne per i combustibili fossili.

Un ulteriore motivo di preoccupazione sono i potenziali danni alle infrastrutture nucleari iraniane e a tutti i rischi ambientali e sanitari associati. Durante i 12 giorni di guerra dello scorso anno tra Iran e Israele, c’era una notevole preoccupazione riguardante gli effetti delle radiazioni sui terreni e suoli vicini alle centrali nucleari e agli impianti di arricchimento dell’uranio attaccati.

Voglio essere assolutamente chiaro: in caso di attacco a una centrale nucleare, un colpo diretto potrebbe provocare un rilascio molto elevato di radioattività nell’ambiente”, ha avvertito Rafael Mariono Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), in una dichiarazione del 23 Giugno scorso sulla guerra tra Iran e Israele.

Ma anche i missili che non hanno colpito i siti nucleari comportano gravi rischi per l’ambiente e la salute pubblica – in quanto gli attacchi aerei e gli incendi provocati rilasciano enormi quantità di sostanze inquinanti tossiche che finiscono nel suolo e nelle acque sotterranee. “Questo è un problema che preoccupa il Medio Oriente, e alcuni di questi impatti sono addirittura transfrontalieri e transgenerazionali”, ha dichiarato lo scorso anno Kaveh Madani, direttore dell’Istituto universitario delle Nazioni Unite per l’acqua, l’ambiente e la salute, al “Bulletin of the Atomic Scientists.” “Quindi, la guerra potrebbe finire, ma questi impatti rimarrebbero.

Il Conflict and Environment Observatory avverte che con il protrarsi della guerra si verificheranno nuove forme di ricadute ambientali. Oltre alla minaccia delle radiazioni nucleari, l’organismo di controllo avverte che Israele e Stati Uniti potrebbero anche prendere di mira gli impianti di desalinizzazione, con gravi ripercussioni sulla disponibilità di acqua dolce e il potenziale rilascio ambientale di ipoclorito di sodio, cloruro ferrico e acido solforico. L’organizzazione sottolinea che la governance ambientale iraniana, già debole, crollerà sotto questa nuova pressione.

Oltre ai rischi derivanti dagli attacchi diretti alle infrastrutture energetiche, la guerra rappresenta anche una grave minaccia per il clima. Le guerre contribuiscono in modo significativo al cambiamento climatico. Secondo un rapporto di un’organizzazione di controllo ucraina, le emissioni di gas serra associate alla guerra tra Russia e Ucraina, ad esempio, hanno raggiunto livelli paragonabili alle emissioni annuali complessive della Francia in soli due anni [di conflitto].